POSTURA E DOLORE: quali relazioni?

Postura e dolore.

Quante volte abbiamo detto o ci hanno detto: “stai dritto con la schiena” ? O ancora: ” stai dritto che poi ti viene mal di schiena”; postura e dolore molto spesso “viaggiano in coppia”.

Indubbiamente almeno una volta nella vita ognuno di noi si è sentito dire oppure ha detto a qualcuno, figli in particolare, una di queste due frasi.

 

Quale correlazione c’è tra postura e dolore?

Nella concezione di ognuno di noi è abbastanza chiaro, e se non per tutti, per la maggior parte, che, una “cattiva” postura possa essere la causa di alcuni disturbi e di alcuni dolori.

E’ realmente così?

Prima di rispondere alla domanda principale dell’articolo dobbiamo fare un’introduzione sul concetto di dolore, iniziando con un’affermazione che mi piace molto.

 

“Per definire l’epidemiologia del dolore in tutte le sue sfaccettature è necessario considerare la multidimensionalità di questo sintomo. Per la sue natura stessa e per la sua importanza in termini di ricaduta sulla qualità di vita si differenzia notevolmente da altri sintomi e coinvolge contemporaneamente la sfera fisica, psichica e affettiva dell’individuo. Coinvolte al punto che un buon controllo e una buona terapia possono dipendere da un equilibrio ottimale tra le diverse dimensioni sensoriali del paziente. ” A. Casuccio

 

postura e doloreIl dolore.

Il dolore quindi è un sintomo soggettivo e qualsiasi valutazione venga effettuata non può di certo non prendere in considerazione il modo in cui ogni persona percepisce e “vive” il dolore.

Un’altra definizione di dolore la dà la IASP (International Association for the Study of Pain).

 

“Un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata ad un attuale o potenziale danno tessutale, o descritta in termini di tale danno.”

 

Classificazione del dolore.

La più nota classificazione del dolore è sicuramente la distinzione tra acuto e cronico.

  •  Il dolore acuto è correlato direttamente all’entità del danno e viene considerato come un indicatore di danno tessutale o malattia.
  • Il dolore cronico, come già definito da Bonica nel 1953, è “quella sensazione dolorosa che persiste dopo il normale tempo di guarigione”, che ovviamente può variare in base al danno.  Altri autori hanno specificato che il dolore cronico non si può “ridurre” ad un dolore acuto che si protrae nel tempo. Da esso possono scaturire  conseguenze più gravi che influenzano la qualità della vita personale e relazionale.  Lipman ad esempio ha fatto una distinzione sul dolore cronico in base alle 3 componenti.
  1. Fisica ( che varia con la progressione della malattia).
  2. Psicologica ( che si modifica in funzione del variare dello stesso sintomo creando stati di ansia e irritabilità).
  3. Sociale ( quando il dolore persiste a lungo o non viene trattato adeguatamente e la persona si sente emarginata e non riesce a rivestire un ruolo adeguato nel contesto famigliare e sociale che lo circonda).

Molto spesso il  dolore viene considerato come un segnale, un campanello d’allarme, che esprime in un certo modo una sofferenza da parte dell’organismo, evidenziando la necessità di una valutazione ed eventualmente di un intervento terapeutico.

 

In ambito valutativo risulta importante anche discriminare altre componenti del dolore.
  • Il meccanismo fisiopatologico, distinguendo vari tipi di dolore, il dolore nocicettivo, dove si attivano i nocicettori (recettori del dolore, che a livello fasciale sono situati nella fascia superficiale). Questi producono una sensazione acuta, continua, pulsante o pressoria o ancora una sensazione di crampi, urente, profonda, riferita a zone distanti (dolore somatico). Il dolore neuropatico, che deriva da un danno del SNC o SNP e che comporta un’alterazione nelle afferenze somatosensoriali. E’ riferito come urente, parossistico, come una scossa elettrica e talvolta associato a parestesie, allodinia o iperalgesia.
  • Il timing, per discriminare il dolore in acuto (esordio ben definito nel tempo ed iperattività del SNA), sub-acuto, intermittente e cronico. ( Esordio meno definito nel tempo, durata superiore a 3 mesi, alterazione dello stato funzionale e possibile compromissione della vita relazionale e della personalità).
  • L’intensità del dolore, anche se, essendo la componente soggettiva estremamente presente, a volte risulta di difficile interpretazione.
  • Le condizioni patologiche alla base del dolore, non guaribili (tumori),  ricorrenti (cefalee), o condizioni morbose senza lesione organica evidente (neuropatie).
  • La sede di insorgenza del dolore.
  • L’eziologia del dolore: la causa scatenante (es. traumi, origine psicologica, cause disfunzionali, disordini genetici, neoplasie ecc…).

 

postura e dolorePostura e dolore.

La postura è “governata” da  un Sistema Tonico – Posturale, che è un insieme strutturato ad entrate multiple e con numerose funzioni complementari.

* Lottare contro la gravità.
* Mantenere una stazione eretta.
* Opporsi a forze esterne.
* Situarci nello Spazio-Tempo che ci circonda.

Il STP inoltre equilibra, guida e rinforza, gestisce e contribuisce all’avviamento del movimento, permettendoci di svolgere le attività  di tutti i gironi ( stare in piedi, stare seduti, lavarsi, sedersi, ecc…).

 

“Non si può avere movimento fisico senza la messa in gioco preliminare e simultanea del sistema tonico.”

 

Il STP ha la capacità di auto-regolazione ed auto-adattamento, ma non di auto-correzione, per cui un’alterazione posturale,di conseguenza, può   portare ad un sovraccarico,  che potremmo definire funzionale del STP. Questo poiché attraverso dei meccanismi di compenso, ( autoregolazione, autoadattamento) troverà comunque la via per poter assolvere alle sue funzioni. Se analizzassimo ogni persona vivente troveremmo in ognuno un’alterazione posturale, ma ovviamente con delle differenze. L’età (un organismo più giovane è in grado di compensare meglio), il grado di alterazione (es. un atteggiamento scoliotico è diverso da una scoliosi conclamata) e lo stile di vita della persona (una persona attiva, che fa attività fisica costantemente, che ha cura della propria alimentazione, con un carattere NON ansioso, avrà dei meccanismi più efficaci).

E’ sempre indispensabile considerare l’organismo nella propria globalità ed in relazione all’ambiente ed al contesto sociale Se vivessi ai caraibi senza problemi di soldi saresti ugualmente stressato? Avresti gli stessi dolori? Ovviamente non potrai averne una certezza assoluta, ma la prima risposta che ti è venuta in mente è NO, giusto?

 

Quindi, postura e dolore sono correlati?

Abbiamo analizzato postura e dolore, ora non ci resta che capirne la correlazione!

Seguendo quello che è stato detto fino a questo punto, un’alterazione posturale creerà un disturbo al Sistema Tonico Posturale, che si adatterà e si regolerà, per quanto e come gli sarà possibile in base allo stato di salute della persona,  per continuare a svolgere le sue funzioni, ma non potrà correggersi autonomamente. Possiamo dire che “l’errore” posturale verrà compensato (“mascherato”) dall’organismo, ma rimarrà sempre presente se non viene “corretto dall’esterno”. Si potranno inoltre sommare N “errori posturali”, che porteranno ad un sovraccarico del STP e dei suoi meccanismi di compenso.

Un sovraccarico mantenuto nel tempo porterà, di conseguenza, a tre possibili strade, limitazione o dolore, o entrambe. Come abbiamo visto all’inizio dell’articolo, il dolore è una spia, per cui nel nostro caso il dolore sarà quel campanello d’allarme che potrebbe portare molte persone a fare un controllo. Una limitazione invece, se non è tale da impedire le attività basilari, verrà presa sottogamba, anche se a volte ha un ruolo più importante del dolore stesso.

 

Conclusioni.

Postura e dolore quindi hanno una correlazione molto forte anche se non immediata e lineare. Non tutte le persone con scoliosi conclamata o con un atteggiamento ipercifotico hanno dolore, ma hanno sicuramente delle funzioni alterate (limitazioni), oltre ad una distribuzione dei carichi alterata. Nel tempo queste limitazioni potranno portare all’insorgenza di dolore, magri in seguito ad eventi banali.

Un tipico esempio è una persona con atteggiamento ipercifotico, con il bacino in ampia retroversione, con una distribuzione dei carichi che sollecitarà in modo anomalo le strutture vertebrali. Il tutto porterà ad una probabile insorgenza di discopatie, protrusioni o ernie discali, una conseguente extrarotazione delle articolazioni coxo-femorali con possibili limitazioni nella deambulazione. La respirazione sarà una respirazione breve, dovuta anche alla rigidità delle strutture muscolari atte a tale funzione, come ad esempio il muscolo diaframma.  La stessa persona potrebbe avere delle tensioni viscerali, magari dovute alla cattiva alimentazione, che la porteranno ad aumentare l’atteggiamento ipercifotico.

La sfera psicologica.

Siccome non dobbiamo dimenticare l’aspetto psichico, molto probabilmente questa persona potrebbe avere un carattere introverso e schemi mentali molto rigidi, estremamente dogmatici, chiusi. Questa persona per anni non ha mai sviluppato dolore alla schiena, nonostante le aggravanti posturali ci fossero, e all’improvviso, in seguito ad un “banale” movimento quotidiano compare un dolore che ne altera  la qualità della vita. La causa del dolore sarà quindi questo banale movimento o il sovraccarico portato per anni?

 

“Non bisogna sottovalutare la Postura. Se non è la causa diretta del dolore  sicuramente è una delle causepostura e dolore principali!” (R.M.Capello – DO – MFT – SM)

 

Cosa fare per migliorare la postura?

Nella relazione tra postura e dolore, come avrete potuto notare, le combinazioni possono essere infinite poichè ogni persona è postura e dolorediversa, ogni organismo è diverso e diverse sono le capacità e le possibilità di reazione. La postura va valutata, se necessario “corretta”, con metodiche specifiche adeguate ad ogni caso specifico. (dall’osteopatia alla chiropratica chiropratica alla fisioterapia). La postura va anche allenata. Svolgere regolarmente attività fisica sicuramente aiuta ed aiuta inserire nella propria routine, una o più di queste attività: Ginnastica Posturale, Feldenkrais, Pilates, Yoga.

 

Una buona salute passa da una buona Postura, che a sua volta passa da un equilibrio tra corpo, mente, alimentazione e respirazione.