Il concetto di tensegrità nell’organismo umano

Cos’è la Tensegrità?

tensegritàIl termine Tensegrità deriva dall’ inglese “Tensegrity”, e fu coniato nel 1955 dall’architetto Richard Buckminster-Fuller, con la combinazione delle parole “tensile” ed “integrity”. Esso fa riferimento ad una struttura meccanica costituita da elementi discreti e distinti sottoposti a forze di compressione e da elementi continui sottoposti a sforzi di tensione. Compressioni e trazioni si equilibrano all’interno di un sistema vettoriale chiuso.

R.Buckminster-Fuller  descriveva appunto la  tensegrità come una combinazione di integrità sottoposta a tensione. Le forze al lavoro in una struttura formata da una rete di compressione circoscritta danno alla struttura la sua integrità generale. Per questa proprietà elastica di interconnessione, quando un elemento della struttura di tensegrità si muove, questo movimento si distribuisce sull’intera struttura. Tutti gli altri elementi si muovono insieme o si adattano con una nuova configurazione a questi movimenti, cedendo senza rompersi.

Le strutture tensegrili si possono dividere in due categorie.

 

  • Strutture costituite da barre rigide assemblate in triangoli, in pentagoni o in esagoni.
  • Strutture costituite da barre rigide e cavi flessibili. In questo caso i cavi costituiscono una struttura continua che comprime le barre disposte in maniera discontinua in seno ad essa; le barre, a loro volta, spingono verso l’esterno i cavi.

 

I vantaggi delle strutture a tensegrità.

 

  • La resistenza dell’insieme supera di molto la somma delle resistenze dei singoli componenti;
  • La leggerezza a parità di capacità resistenza meccanica: una struttura di tensegrità  pesa ridotto la metà rispetto a una struttura a compressione.
  • La flessibilità del sistema, che è simile a quella di un sistema pneumatico: questo consente una grande capacità di adattamento reversibile ai cambiamenti di forma in equilibrio dinamico. L’effetto di una deformazione locale, determinata da una forza esterna, viene modulato da tutta la struttura minimizzandone in tal modo l’effetto.
  • L’interconnessione meccanica e funzionale di tutti gli elementi costitutivi, che consente una continua comunicazione bidirezionale al pari di un vero e proprio network.

 

Lo sviluppo della teoria della tensegrità è iniziato appunto nell’architettura, per poi divulgarsi in seguito nell’arte e poi nella biologia e nella fisiologia. In questi ultimi due ambiti si sono interpretate strutture che si autosostengono per effetto di uno stato di tensione presente nel sistema, come la struttura del citoscheletro delle cellule.

 

tensegritàIl corpo umano è una struttura a tensegrità.

 

A partire dal citoscheletro  l’organismo umano è caratterizzato da una struttura di tensegrità (Ingber, 1998). A livello macroscopico gli assi rigidi (le barre) sono costituiti dalle ossa e le strutture flessibili (i cavi) dal sistema miofasciale (Myers, 2002).

La peculiarità della “tensegrità umana” è quella di funzionare come un sistema a spirale. E’ infatti sul piano trasverso che soprattutto si sviluppa l’antigravitarietà del sistema cibernetico uomo, grazie a un sofisticato sistema di equilibrio neuro-biomeccanico. Grazie all’equilibrio delle tensioni tra parti rigide e parti elastiche, la struttura tende a mantenere la cedevolezza elastica permettendo la connessione e di conseguenza la condivisione delle informazioni.

 

Il concetto di tensegrità si è diffuso anche nel mondo della terapia manuale ed in particola nell’Osteopatia, per spiegare la visione del corpo come un’unità indivisibile.

 

Le ossa sono strutture discontinue che galleggiano in un mare di tessuto connettivo (tensile). Le ossa appaiono come i distanziatori di una struttura a tensegrità.

 

Le strutture tensegrite hanno rapporto paritario, tra le polarità opposte esiste sempre uno stato di equilibrio continuo e bilanciato, detto armonia.

 

tensegritàEntanglement: la tensegrità nel mondo quantico.

 

Entaglement è un termine inglese usato  dai fisici quantistici che tradotto alla lettera in italiano significa “intreccio”. E’ un termine molto pertinente poiché  denota uno stato prettamente fisico di legame indissolubile tra due particelle elementari che hanno interagito almeno una volta.  Il legame è di natura quantistica e significa che entrambe le particelle si comportano come un tutt’uno.

 

La prova cruciale di questa specie di miracolo della natura la ebbe per la prima volta il fisico francese Alain Aspect con un epocale esperimento effettuato in laboratorio nel 1982.  Si osservò che se si cambiava una proprietà della prima particella anche la stessa proprietà dell’altra cambiava istantaneamente. Questo cambiamento avviene semplicemente all’atto della misura, dove sulla scala quantistica, l’osservatore interagisce ineluttabilmente con l’osservato: l’atto della misura perturba la prima particella e istantaneamente influenza anche la particella gemella. Più che sfuggente, il fenomeno dell’entanglement è tanto inquietante quanto reale, soprattutto se si pensa che esso si realizza a qualunque distanza le particelle si trovino l’una dall’altra, sia essa anche di miliardi di chilometri.

 

Questo fenomeno quantistico è ufficialmente confermato solo nel caso del mondo microscopico. In realtà, modelli teorici recenti molto sofisticati accoppiati ad uno studio attento del cervello prevedono che i microtubuli che costituiscono l’ossatura dei neuroni cerebrali funzionino su tutta la massa cerebrale in uno stato di “entanglement orchestrato” tra loro, proprio quello che genera un atto di coscienza. Questo studio di “neurodinamica quantistica” fu proposto dal matematico Roger Penrose e dall’anestesiologo Stuart Hameroff.

 

In sintesi, l’entanglement è una proprietà teoricamente e sperimentalmente dimostrata delle particelle elementari. Alcuni indizi piuttosto recenti fanno ritenere che esso si realizzi in una forma speciale anche nella scala biologica, nella scala psichica e nella scala cosmologica.